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TEMATICA 4

Page history last edited by Dalila Cossu 3 years, 4 months ago

TEMATICA 4

 Etnocentrismo 

 

Il termine etnocentrismo è stato coniato dal sociologo G.W. Sumner. Indica la tendenza a giudicare le altre culture, interpretarle in base ai criteri della propria e proiettare su di esse il nostro concetto di evoluzione, di progresso, di sviluppo, di benessere.

L’etnocentrismo comporta pertanto una prospettiva secondo cui tutte le società vengono collocate lungo una scala evolutiva in cui quelle occidentali, civilizzate, sviluppate e modernizzate, occupano il gradino più alto, mentre le società "primitive", tradizionali e sottosviluppate, occupano il gradino più basso. Queste ultime non hanno ancora subito le necessarie trasformazioni che, attraverso uguali processi evolutivi, le innalzino al rango di società progredite, soprattutto nella direzione di una crescita economica.

E' un atteggiamento tipico di ogni cultura e ciò attiene ad un percorso naturale dell'individuo, in quanto è portato a sentirsi a suo agio solo con ciò che gli è più familiare, quindi a condividere i suoi spazi con chi reputa simile a se stesso e tutti gli altri sono classificati e valutati in rapporto a come si differenziano dal suo punto di vista.

Abbiamo ereditato un pensiero etnocentrico, in seguito alle lotte coloniali e al post colonialismo, al mito della superiorità dell'Occidente che ci limita lo sguardo verso le altre culture (caso 3), ci rende aridi rispetto all'integrazione e ci fa sembrare altamente "snob" ma dovremmo distinguere l'atteggiamento etnocentrico, dal razzismo (caso 2) vero e proprio. Il primo fa parte della nostra cultura, ormai ereditata da secoli e consiste nell'esprimere un parere magari discordante dall'idilliaco sistema che vuole il mondo unito, mentre il secondo sfocia nella violenza e nella distruzione fisica e psicologica dell'altro. 

I pregiudizi (vedi tematica 1) e le discriminazioni razziali sono spesso basati sull'assunzione di atteggiamenti etnocentrici che portano a considerare il diverso come un pericolo per la propria sicurezza (vedi tematica 3) e non come risorsa per la crescita interculturale e valoriale. L’apertura al diverso è la dimensione fondamentale di una persona libera, capace di sostenere l’insicurezza del relativo e dell’incerto. 

La pedagogia della differenza supera l’etnocentrismo educativo che si esprime sperimentando quotidianamente la scuola come comunità di diversi, che non emargina chi non è uguale e chi non è in grado di seguire il ritmo dei migliori. Gli obiettivi educativi di una scuola che si prefigge di educare alle differenze consistono nel presentare la varietà e la diversità delle culture non come un limite, ma come fonte di arricchimento, perché la differenza non è un elemento da tollerare, ma un bene da tutelare e da valorizzare. La scuola ha l’obiettivo di agevolare una sempre maggiore coscienza del valore dell’identità culturale, per poter innestare su questa graduale acquisizione l’educazione al dialogo tra le culture e alla cooperazione tra i popoli, formando nei giovani l’atteggiamento di rispetto per l’altro, nella differenza e nell’alterità (vedi tematica 2). 
Nella relazione educativa e interculturale risulta sempre più centrale l’ascolto, per cui la comunicazione educativa avviene a partire dall’altro, in un atteggiamento orientato all’accettazione e all’ascolto attivo, con domande di interazione colloquiale aperta e contestuale. 
Il rapporto con l’altro non implica la rinuncia alla propria verità e ai propri valori, che verranno affermati, testimoniati e rivalutati con efficacia, in una convinzione di grande rispetto per la verità e i valori della convivialità e della condivisione, in prospettive di reciprocità relazionali. L’atteggiamento di ascolto attivo e la pratica del dialogo conducono i soggetti della relazione educativa alla ricerca comune, dove i ruoli e le competenze rimangono distinti, nel senso profondo dell’avventura umana, del viaggio di scoperta e di crescita e nell’ambito di contesti conviviali e interculturali. 

 

 

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